
Brighenti: serve una governance del caldo
Abbiamo passato anni a dividerci tra catastrofisti e negazionisti. Tra chi annunciava la fine del mondo e chi sosteneva che il cambiamento climatico fosse un’invenzione, o comunque non dipendesse dall’azione umana. Una contrapposizione sterile, che ha spesso impedito di affrontare la questione per quello che anzitutto è: un problema concreto di governo dei territori. Oggi rischiamo una nuova polarizzazione. Da una parte chi sostiene che la risposta al caldo sia piantare alberi ovunque; dall’altra chi ricorda che non tutte le città possono essere trasformate in boschi urbani e che esistono luoghi — Piazza del Campo a Siena, Piazza San Pietro, Piazza della Signoria a Firenze — la cui identità e funzione non consentono interventi di questo tipo. Una piazza non è necessariamente un giardino. Il vuoto urbano è una scelta dell’urbanistica e dell’architettura: è spazio pubblico, relazione, prospettiva, storia. Aggiungere vegetazione ovunque, senza comprendere il carattere dei luoghi, rischia di diventare un esercizio simbolico. Questo non significa che gli alberi non siano una delle risposte più efficaci al calore urbano. Significa che una singola soluzione non può diventare la risposta universale a un problema che presenta contesti ed effetti molto diversi.
Il caldo estremo ci sta chiedendo qualcosa di più difficile: governance.
Il caldo non è più un’emergenza
Continuiamo a parlare di “emergenza caldo”. Ma un’emergenza, per definizione, interrompe la normalità. Il problema è che il caldo estremo sta diventando parte della nostra nuova normalità climatica. Questo non significa rassegnarsi. Significa organizzarsi. Se sappiamo che le ondate di calore saranno più frequenti, intense e lunghe, non possiamo aspettare ogni volta l’allerta meteo per domandarci cosa fare. Dobbiamo incorporare il clima nei processi ordinari di governo. Il caldo attraversa contemporaneamente salute, urbanistica, mobilità, energia, edilizia, welfare, protezione civile, lavoro, scuola e assistenza alle persone fragili. Un’ondata di calore può aumentare i consumi elettrici, mettere sotto pressione le reti energetiche, accrescere i rischi sanitari, ridurre la produttività, rendere alcuni spazi urbani difficilmente utilizzabili e amplificare disuguaglianze già esistenti. Per questo non basta un piano caldo. Serve una governance del caldo.
Portare il clima dentro le decisioni
Come ha osservato Francesco Musco, oggi manca una vera cabina di regia capace di coordinare competenze diverse e attrezzare i territori alla nuova normalità. Ma credo serva un passo ulteriore. Una cabina di regia coordina una risposta. La governance cambia il modo stesso in cui prendiamo le decisioni. Il clima non può essere un capitolo aggiuntivo dei documenti strategici, una delega dell’ufficio ambiente o qualcosa da attivare quando arriva l’allerta. Deve diventare una variabile ordinaria delle decisioni pubbliche.
Quando progettiamo una piazza dobbiamo chiederci come funzionerà durante un’ondata di calore. Quando costruiamo una scuola, quale sarà il comfort climatico degli studenti. Quando programmiamo la mobilità, cosa significa attraversare una città a 40 gradi. Quando definiamo un piano urbanistico, dobbiamo sapere dove sono le isole di calore, dove manca ombra e dove vivono le persone più vulnerabili.
Questa è governance climatica: portare il clima dentro ogni decisione, non aggiungere decisioni sul clima.
Il pragmatismo dei territori
Noi tecnici sappiamo che le città non sono laboratori astratti. Sono sistemi complessi, stratificati, pieni di vincoli, memorie, patrimoni, interessi e funzioni diverse.
Non esiste una soluzione buona sempre e comunque. Un albero può essere la scelta migliore in una strada fortemente mineralizzata e densamente abitata, ma non in una piazza storica dove il rapporto tra spazio costruito e spazio aperto è parte dell’identità del luogo.
In alcuni casi serviranno alberi. In altri pergolati, tende, fontane, materiali diversi, ombreggiamenti, acqua, raffrescamento passivo, ventilazione naturale, riqualificazione degli edifici. Soprattutto, serviranno combinazioni di soluzioni. Il pragmatismo non è il contrario dell’ambizione climatica. È il modo per renderla possibile.
Dobbiamo uscire dalla logica della risposta simbolica — “quanti alberi abbiamo piantato?” — ed entrare in quella della prestazione climatica dello spazio urbano: quanto abbiamo ridotto l’esposizione al calore delle persone che vivono e attraversano un determinato luogo?
La città come infrastruttura di protezione
La vera sfida è trasformare la città in un’infrastruttura di protezione climatica. Una città resiliente al caldo non è soltanto più verde: è una città nella quale sia possibile muoversi, lavorare, studiare e incontrarsi senza essere continuamente esposti a condizioni climatiche pericolose.
Significa creare reti di luoghi freschi e accessibili, proteggere i percorsi più esposti, intervenire su edifici e spazi pubblici, utilizzare i dati per capire dove il calore produce maggiore rischio e non semplicemente dove è più facile intervenire. E significa costruire una governance multilivello. Il Comune non può fare tutto. La Regione non può fare tutto. Lo Stato e l’Europa nemmeno. Servono responsabilità chiare, dati condivisi, standard comuni, risorse coerenti e coordinamento tra istituzioni.
La prova, però, non è ciò che facciamo durante un’ondata di calore. È ciò che abbiamo fatto prima.
Se ogni estate ricominciamo da capo, non abbiamo costruito una governance. Servono indicatori, responsabilità, budget, protocolli, mappe delle vulnerabilità e obiettivi verificabili, integrati nei piani urbanistici, della mobilità, energetici e sanitari. Perché il punto non è più stabilire se il caldo sia un’emergenza. È riconoscere che il clima è ormai una delle condizioni strutturali dentro cui governiamo le città.
Questo ci obbliga a passare dall’emergenza alla prevenzione, dalla singola misura alla strategia, dalla competenza settoriale alla governance. E permette forse di superare anche l’ennesima contrapposizione: alberi sì, alberi no.
La domanda vera, però, è un’altra: come vogliamo che sia una città quando farà sempre più caldo?
La risposta a questa domanda non può essere una singola misura, o la triste consapevolezza che quella passata è stata l’estate più fresca delle prossime che verranno. La risposta arriverà solo se chi è chiamato a decidere capisce che la strada è quella di governare il futuro climatico, che farlo ha dei costi, anche economici, ma che non farlo ha costi umani ed etici non sostenibili per chi ha davvero a cuore la vita dei cittadini.
Si ringrazia GliStatiGenerali
Premi

Comune di Sarzana – La scuola sostenibile

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Progetto Efficientamento Energetico Campus Via Campi a Modena

Fondazione E35 - MAISPEMBA - Cities in dialogue for a sustainable, inclusive and integrated urban development

Comune di Livorno - Livorno Simbiosi Industriale

Comune di Bergamo - Sinergia Comunità Energetica Rinnovabile

Comune di Parma - Parma Climate Neutral 2030

Comune di Mantova - Mantova città d'acqua

Roma Capitale - Porto Fluviale

Comune di Forlì - Bicipolitana

Comune di Imola - Infrastruttura verde urbana e mobilità sostenibile / Strategia per nuovi interventi di forestazione

Comune di Reggio Emilia – Piazza del Popol Giost

MASE – Cultura e Consapevolezza
![[speciale] ARERA – La nuova bolletta](https://settimanabioarchitettura.it/wp-content/uploads/2026/04/Comunicare-le-transizioni.jpg)
[speciale] ARERA – La nuova bolletta

Comune di Santarcangelo di Romagna - È FUTURO PRESENTE: TRANSIZIONE CLIMATICA ED ENERGETICA NEI PROCESSI DI RIGENERAZIONE

Unione dei Comuni della Bassa Romagna - Futuro Green 20.30: Twinning for youth
Menzioni
Comune di San Possidonio (MO) – CER di San Possidonio
La capacità di essere un progetto corale che guarda a tutta la comunità
Comune di Scandiano – Comunità Energetica Rinnovabile “La Dragontina”
Per la visione di destinare proventi a progetti di utilità sociale, alla lotta contro la povertà energetica, ad attività educative e ambientali.
Immobiliare Sociale di Open Group – Rupe Fotovoltaica
Uno dei primi esempi in cui un’infrastruttura energetica rinnovabile diventa leva per politiche sociali
Comune di Castelnuovo Rangone (MO) – Nuova Piazza Braglia di Montale Rangone (MO)
Una proposta progettuale in un cuore “urbano” che contiene già il concetto di transizione ecologica nella sua accezione di “passaggio”, trans “al di là” e ire “andare”.
Comune di Piacenza – Partenariato pubblico-privato per la transizione energetica e digitale del Comune di Piacenza
Ad un partenariato pubblico-privato volto ad integrare transizione energetica, trasformazione digitale e sostenibilità urbana in un unico modello di lungo periodo.
Comune di Sassuolo – Sassuolo: percorsi di efficienza energetica urbana
Un progetto supporta il Comune di Sassuolo nell’efficientamento del patrimonio edilizio con un approccio data-driven.
Comune di Campogalliano
La capacità di avviare un percorso partecipativo e il coinvolgimento di soggetti diversi facendo di un intervento di rigenerazione un driver di cambiamento.
Comune di Carpi – Desealing via Roosevelt: corridoio ecologico urbano
La scelta di adottare strategie di Low Impact Development focalizzate su: Adattamento climatico, Mitigazione ambientale, Permeabilità e Sicurezza.
Comune di Cava de Tirreni – Parco “David Sassoli”
Alla capacità rendere il verde pubblico uno spazio più razionale dove vengono garantiti servizi alla città ed ai cittadini
Comune di Forio – Villa La Colombaia
Come esempio di rigenerazione capace di restituire luoghi alla comunità anche con il coinvolgimento di scuole e giovani.
Consorzio Attività Produttive Aree e Servizi – Progetto PUA Santa Caterina a Modena: un distretto produttivo socialmente responsabile
Per l’introduzione dei temi di adattamento climatico nella realizzazione di comparti produttivi integrando sviluppo economico e resilienza climatica
Comune di Bagno a Ripoli
Per l’attivismo sui temi della rigenerazione urbana con attenzione alle sfide della transizione ecologica e climatica.
Città Metropolitana di Milano – Linee Guida per la Transizione Energetica di Città Metropolitana
Al percorso di redazione delle Linee guida per la transizione energetica per sviluppare un’analisi su consumi e produzione di energia e individuare scenari per lo sviluppo e per l’orientamento delle politiche di decarbonizzazione del territorio metropolitano
ENEA con Regione Emilia-Romagna – Energia fatta ad Arte
Per l’uso dell’arte come linguaggio di policy: la PA non comunica solo dati, ma costruisce immaginari condivisi, rendendo la transizione energetica un’esperienza concreta, inclusiva e replicabile.
FERRARA EXPO SRL – REMTECH
Per la capacità di rendere un evento fieristico un hub multimediale capace di connettere esperienze e saperi diversi
Unione Comuni Area Nord – COMUNIcare il PAESC
La qualità del format ad episodi per far conoscere al pubblico più vasto un piano tecnico
Rete EcoDigital
Per la capacità di mobilitare le nuove generazioni sui temi delle due grandi transizioni del nostro tempo, quella ambientale e digitale.
Kontiki – CER Sinergie
Elemento distintivo è il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni nella governance, comunicazione e sviluppo, trasformandole in protagoniste del cambiamento.
Futuro Verde A.P.S.
Per la capacità di promuovere eventi di azione e sensibilizzazione ambientale e di mobilitare le nuove generazioni verso nuovi modelli culturali.