Ad anticipare l’edizione 2026 della Settimana della Bioarchitettura e della Sostenibilità uno un trailer, diffuso su AESS channel, il canale YouTube dell’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile, e sui canali social media dell’Agenzia.
Realizzato da dalla casa di produzione TIWI Studio assieme all’ufficio marketing e comunicazione di AESS il video si apre facendo leva sulla narrativa dominante e pessimista legata alla sfida climatica clima, citando l’idea, più o meno comune, che “è troppo tardi” e che “il problema è troppo grande”.
L’obiettivo di questa scena mira a creare empatia con lo spettatore, intercettando il diffuso senso di impotenza o il cosiddetto fenomeno dell’ ‘eco-ansia’.

La domanda “e se invece fossimo già in cammino” funziona come un perno retorico che capovolge il tono del video. Sposta istantaneamente il focus del pubblico dalla paura paralizzante alla possibilità di un progresso in corso.
Attraverso la ripetizione ritmica della parola “chi”, il testo elenca una serie di esempi positivi e pratici. Invece di parlare di concetti astratti, il video umanizza la transizione ecologica mostrando azioni tangibili: c’è chi “trasforma gli edifici”, chi “condivide l’energia”, chi “ridisegna gli spazi” e chi “cammina per la città con occhi nuovi”. Questo dimostra che le soluzioni sono già applicate a livello di comunità e di individui.

“Volevamo realizzare non un semplice trailer per la Settimana della Bioarchitettura e della Sostenibilità, ma un prodotto editoriale più articolato. Non vogliamo fermarci alla promozione ma investire in approfondimento, anche attraverso le ultime tendenze comunicative come i video” spiega Piergabriele Andreoli, Direttore Generale di AESS e coordinatore della Settimana della Bioarchitettura e della Sostenibilità assieme a Francesca Poli.

“A livello tecnico – spiega Nicola Bigi, Presidente di TIWI Studio – sono stati utilizzati alcuni motori AI, che stiamo sviluppando, che mirano ad accorciare il reperimento di clip utili alla produzione del video. Questi motori, a differenza dei normali modelli linguistici di grandi dimensioni, non fanno ricerca su ogni singolo video, un’operazione molto costosa, ma mirano a costruire quelli che vengono definiti i Knowledge Graph, cioè dei database che mantengono la ‘conoscenza’ rispetto alla mole di clip che si decide essere utili per un progetto duraturo”.